Opinioni

Clubhouse: una minaccia per i leoni da tastiera

Il nuovo social vocale sembra non essere il solito fuoco di paglia. Impariamo a conoscerlo e iniziamo a pensare a contenuti virtuosi

Questo non sarà l’ennesimo post su Clubhouse, la privacy e la gestione dei dati personali. Lo abbiamo capito, è un disastro di approssimazione, come del resto tutta la legislatura che regola i social media fioriti nell’orto del nostro giardino negli ultimi quindici anni.

Non resta che scegliere se salire comunque su questo nuovo palcoscenico come attori o figuranti o se restare a guardare (salvo gli user Android, in quel caso non c’è scelta, per ora!). La sfera delle esperienze si è allargata ancora di più, aprendo l’orizzonte delle relazioni umane e della comunicazione a nuove modalità di fare conoscenza, di connettersi, ognuno con le proprie sensibilità, la propria voce.

Questo è il momento di creare dei precedenti storici virtuosi, di studiare la piattaforma e capire come sfruttare al meglio questa nuova piazza digitale, consapevoli che esporsi, censurare, dare la parola, esprimere un consenso saranno azioni da ponderare dieci volte di più che su tutti gli altri social, sia che ci si approcci come utenti, sia che si decida di integrare questo nuovo touchpoint nelle future strategie di marketing.

In breve, non c’è margine d’errore, forse.

Eppure, non agire oggi, non alzare la manina, vuol dire dare voce a qualcun altro, nel bene e nel male. È necessario essere consapevoli dello strumento e della sua potenza; credere di esserne estranei è quasi pericoloso in questo processo di estrema democratizzazione del pensiero.

È evidente che non ci troviamo davanti all’ennesimo fuoco di paglia (Apple sembrerebbe essere interessata ad un’acquisizione, o così si vocifera nelle varie room nelle ultime settimane) ed è lecito pensare che un possibile scenario futuro della piattaforma possa essere quello di diventare lo spazio virtuale dei grandi eventi educational, oltre che un’evoluzione post-pandemica del caro Twitter, ma questo lo decideremo tutti noi, giorno dopo giorno.

Che ruolo giocheranno i brand in questo senso? La partita è aperta, e a vincerla non sarà chi comprerà più spazi (i centri media sono già agguerriti) o chi continuerà ad adottare un approccio top down, ma chi creerà o sponsorizzerà contenuti di qualità e si dimostrerà pronto e aperto al confronto e al dialogo.

Per ora, Leave quietly.

 

* Marianna Malacaria

Content Marketing Manager presso Altavia/DISKO