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Smart working post Covid: come si stanno organizzando le imprese

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Il lavoro agile è qui per restare: lo dicono i dati e le aziende che continueranno a usarlo


Parola d’ordine: flessibilità. È così che sarà il mondo del lavoro post Covid. Secondo uno studio di
Fondirigenti, infatti, il 54% delle imprese continuerà ad usufruire dello smart working, rendendolo questa volta veramente agile. In molti proporranno un modello ibrido regolamentato: 2,6 giorni in presenza e i restanti 2,4 a distanza, così da recuperare anche i rapporti sociali un po’ affievoliti dall’isolamento forzato.

Varie le aziende che ricorreranno a questa modalità, soprattutto dal mondo dei servizi. Da settembre i dipendenti di Google avranno diritto a quattordici giorni di lavoro agile all’anno; allo stesso tempo la big tech punta sul fisico, e lo fa investendo 7 miliardi di dollari in uffici e data center. Vodafone, invece, adotterà nel dopo emergenza un modello organizzativo flessibile, ma non completamente scelto dalle persone. Tutti i dipendenti dovranno andare in ufficio otto giorni al mese: quattro pianificati individualmente, quattro scelti dal proprio capo. 

C’è anche chi percorre la strada di Twitter e permette di lavorare da casa per sempre: è il caso di Ford, che approverà questa modalità a condizione che i dipendenti non abbiano mansioni che necessitano la presenza fisica. Una decisione, quella del lavoro da remoto continuativo, non unanime per il settore automotive: Toyota e General Motors, al contrario, riporteranno i dipendenti in ufficio a giugno/luglio. 

Che lo smart working sia un trend destinato a durare lo confermano anche gli annunci di lavoro, che hanno ricevuto un boom sia di offerta, che di richiesta. Sul portale Indeed si è registrato infatti un +296% di annunci di ruoli che si possono svolgere in remoto. Ancora più forte l’interesse da parte dei professionisti, salito al +347%.