Notizie

Smart working: verso il Protocollo nazionale

smart-working-accordo-protocollo-nazionale-lavoro-agile-altavia.jpeg
È in arrivo l’accordo che regola il lavoro agile nel settore privato. Tante le questioni aperte, a cui presto si darà una risposta definitiva

 

Lo abbiamo sperimentato in tutte le salse, durante e dopo i vari lockdown. Tutti i giorni, a periodi alterni, o facendo a turno con i colleghi in settimana, per permettere a tutti di poterne usufruire. Adesso che lo smart working è entrato tra le abitudini e i bisogni delle persone, sarà difficile tornare indietro. E le proteste di chi non vuole più farne a meno, sono un chiaro indicatore di questa necessità.  

In effetti, l’intenzione è quella di portare questa modalità lavorativa allo step successivo. Proprio in questi giorni il confronto tra il Ministero e le parti sociali sul Protocollo nazionale nel settore privato è stato riaperto, in vista della scadenza di fine anno. 

La bozza prevede l’adesione su base volontaria e la necessità di un “accordo individuale” tra datore di lavoro e lavoratore, che pattuisca la durata, l’alternanza di periodi in presenza e a distanza, i luoghi eventualmente esclusi per questa modalità, gli strumenti messi a disposizione del dipendente, i tempi di disconnessione e riposo, i controlli e la parità di diritti. 

Ci si interroga anche su come premiare i dipendenti più produttivi, dal momento che di norma gli straordinari non vengono conteggiati durante lo smart working. In Generali, per esempio, si è deciso di ricompensare i lavoratori dai risultati migliori distribuendo quanto serviva per pagare le ore di impiego extra. Il protocollo, prossimamente, dovrebbe dare linee di indirizzo anche su questa materia.

Restano aperte anche varie questioni su quanto lontano si possa lavorare rispetto all’ufficio aziendale. Le domande vertono principalmente sul comprendere in quali tempi rientrare in sede in caso di emergenza e su come garantire privacy e sicurezza dei dati anche a distanza.