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Giovani, orientali, sostenibili. Identikit del luxury consumer di domani

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Non si ferma la corsa ai beni di lusso. Ma il settore deve cominciare a porsi un tema fondamentale. Come parlare ai consumatori di domani. 

 

Lo abbiamo già visto accadere con la crisi post Covid: la domanda di beni di lusso non solo non si ferma, ma diventa addirittura più elevata. E anche in questo periodo, nonostante la forte volatilità dei mercati, gli scenari geopolitici sempre più tesi, i rincari dovuti al caro energia e all’inflazione, lo schema si ripete. I brand del settore, infatti, stanno realizzando utili fatturato non solo superiori al 2021, ma record anche rispetto ad altri anni ben più tranquilli, dal punto di vista economico.

E il 2023 potrebbe continuare nella stessa direzione, anzi meglio. Lo evidenzia l’indagine annuale realizzata da The Business of Fashion e McKinsey & Company, il The State of Fashion 2023. Oltre a prevedere un ulteriore possibile aumento del 10% del comparto del lusso, il report traccia l’identikit di chi può spendere oggi, in quel segmento, e di chi potrà farlo domani. Oggi dominano i compratori in USA, Cina (in flessione) e Medio Oriente (in aumento). Domani gli scenari vedranno una presenza sempre più forte del Medio Oriente, seguito da Giappone e Korea. Salvo il Giappone, più simile all’Italia come composizione anagrafica, si tratta di Paesi con una forte componente di popolazione giovane.

Facile concludere che il consumatore del lusso del futuro potrebbe essere giovane e orientale. Sarà interessante capire cosa proporranno i brand a questa fetta di Generazione Z e come le parleranno, dimenticando episodi del passato poco felici (Sì, stiamo parlando di Dolce e Gabbana) e ricordando che la Generazione Z è molto sensibile alle tematiche della sostenibilità.